La violenza dei bambini e degli adolescenti nei riguardi degli animali

Escrito por Nuria Querol i Viñas.

Dal dicembre 1997 all'aprile 1999 la televisione e i giornali hanno dato ampio risalto anche in Italia alle stragi nei confronti di alunni e insegnanti perpetrate da studenti in alcune scuole degli Stati Uniti. I morti sono stati in tutto 27 (25 studenti e 2 insegnanti) e molto numerosi sono stati anche i feriti. In un caso l'omicida ha ucciso, lo stesso giorno della strage a scuola, anche la madre, in un altro caso tutti e due i genitori. Le età degli autori di questi delitti, tutti maschi, andavano dagli 11 ai 18 anni. Uno degli elementi che accomuna queste storie è che tutti questi ragazzi, sulla base soprattutto di quanto hanno raccontato i loro compagni, torturavano e uccidevano animali.
 

ISTITUTI

PSICOLOGIA

di Camilla Pagani
Psicologa dell'Unità Operativa del Progetto di educazione contro la violenza - Istituto di Psicologia del CNR, Roma
  http://www.area.fi.cnr.it/r&f/n18/pagani.htm

La violenza dei bambini e degli adolescenti nei riguardi degli animali

Dal dicembre 1997 all'aprile 1999 la televisione e i giornali hanno dato ampio risalto anche in Italia alle stragi nei confronti di alunni e insegnanti perpetrate da studenti in alcune scuole degli Stati Uniti. I morti sono stati in tutto 27 (25 studenti e 2 insegnanti) e molto numerosi sono stati anche i feriti. In un caso l'omicida ha ucciso, lo stesso giorno della strage a scuola, anche la madre, in un altro caso tutti e due i genitori. Le età degli autori di questi delitti, tutti maschi, andavano dagli 11 ai 18 anni. Uno degli elementi che accomuna queste storie è che tutti questi ragazzi, sulla base soprattutto di quanto hanno raccontato i loro compagni, torturavano e uccidevano animali.

Da molti anni la ricerca psicologica ha dimostrato che la violenza perpetrata dai bambini e dagli adolescenti nei confronti degli animali è spesso associata a disturbi psicologici ed in particolare ad atteggiamenti e comportamenti aggressivi nei confronti delle persone. La crudeltà verso gli animali può essere quindi un indicatore potenziale di una situazione esistenziale patogena; per esempio, di una situazione familiare ed ambientale particolarmente problematica, caratterizzata, a seconda dei casi, da violenza fisica, violenza psicologica, abuso sessuale, o da tutte queste forme di violenza insieme. Inoltre, la crudeltà verso gli animali nei bambini e negli adolescenti può preludere ad atteggiamenti e comportamenti antisociali di questi soggetti da adulti. Tra l'altro, nella revisione del DSM-III (1987) (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dell'American Psychiatric Association e nella International Classification of Mental and Behavioural Disorders (ICD-10, 1996) della World Health Organization è stata inserita la crudeltà fisica nei riguardi degli animali tra i sintomi del disturbo della condotta.

Questo disturbo, che viene generalmente diagnosticato per la prima volta nell'infanzia o nell'adolescenza, è descritto come "un modello ripetitivo e persistente di comportamento in cui i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole sociali appropriate ad una determinata età vengono violati". La ricerca psicologica in questo campo è stata effettuata soprattutto nell'area anglosassone. Gli Stati Uniti sono il paese in cui è stato realizzato di gran lunga il più grande numero di studi e dove più ampio è stato il dibattito su questi problemi non solo in ambiente accademico, ma anche in quello giudiziario, politico, sociale e scolastico.

 
In questa immagine e nelle seguenti sono riportate tre delle quattro incisioni "Le quattro fasi della crudeltà" realizzate da William Hogart nel 1715. Esse rappresentano la storia di Tom Nero: nella prima incisione Tom Nero, da adolescente, conficca una freccia nel retro di un cane; nella seconda, da giovanotto, batte con un bastone un vecchio cavallo caduto a terra; nella terza, ormai adulto, viene arrestato per l'omicidio di una giovane donna
Da alcuni anni presso l'Istituto di Psicologia del CNR è in corso un progetto di ricerca sull'educazione contro la violenza, di cui è responsabile il Prof. Francesco Robustelli. Stiamo ultimando la realizzazione di un sito web su questo progetto che prevede anche un servizio di interazione tra noi e il pubblico. La ricerca prende in considerazione alcuni aspetti del fenomeno della violenza. Uno di questi aspetti è, appunto, quello della crudeltà dei bambini e degli adolescenti nei riguardi degli animali. Il quadro teorico cui facciamo riferimento è basato su di un concetto globale di violenza.

Ogni forma particolare di violenza è in genere riconducibile ad uno stesso tipo di rapporto maladattivo e nevrotico con la realtà, un rapporto che si struttura in un contesto sociale caratterizzato da un modello di vita competitivo, dall'esistenza di strutture di potere e, quindi, di gerarchie di individui. Queste gerarchie si formano sulla base del potere che ogni individuo o ogni gruppo sociale ha su un altro individuo o su un altro gruppo. Nella nostra società, quindi, la violenza è soprattutto una violenza verso i più deboli, verso chi è ad un livello più basso nella scala gerarchica. Questo modello di vita è così pervasivo che di fronte ai normali conflitti nei rapporti tra individui, la maggior parte delle persone reagisce quasi automaticamente o, come alcuni erroneamente dicono, quasi "istintivamente" in modo aggressivo.

Nel 1996 il senatore americano William Cohen, oggi Ministro della Difesa, ha rivolto un'interpellanza al Congresso chiedendo pene più severe e un adeguato supporto psicoterapeutico per quei ragazzi autori di atti di crudeltà verso gli animali. Il sen. Cohen in quell'occasione ha precisato che la violenza verso gli animali non deve essere considerata come un fenomeno isolato, ma come un anello integrante di un intero ciclo di violenza ed ha sottolineato l'importanza di interventi coordinati di operatori di settori diversi (poliziotti, magistrati, educatori, veterinari, associazioni per la tutela degli animali ed associazioni per la tutela dei bambini) per prevenire forme più gravi di violenza.

Nelle biografie di alcuni famosi serial killer americani sono presenti episodi di violenze, spesso atroci, nei confronti di animali, compiute nell'infanzia e/o nell'adolescenza. La ricerca psicologica ha comunque dimostrato che i comportamenti crudeli verso gli animali possono non solo precedere nel tempo, ma anche seguire, altri comportamenti antisociali e/o verificarsi in concomitanza con essi. Inoltre, questi comportamenti antisociali possono consistere non soltanto in forme di violenza diretta nei riguardi delle persone, ma possono includere anche reati contro la proprietà, connessi all'uso e allo spaccio di droga, e reati contro l'ordine pubblico.

Quando il sen. Cohen nella sua interpellanza al Congresso faceva riferimento ad un "ciclo di violenza" alludeva anche ad un clima di violenza familiare in cui spesso vivono i ragazzi che compiono atti di crudeltà nei riguardi degli animali. Siamo ormai in possesso di un consistente numero di dati che dimostrano l'interconnessione tra le varie forme di violenza che hanno luogo in famiglia. La violenza in famiglia in genere si verifica nei confronti dei membri più deboli, e cioè delle donne, dei bambini e, quando ci sono, degli animali domestici. I casi di crudeltà nei riguardi dell'animale sono molto più frequenti nelle famiglie dove la violenza è esercitata anche nei confronti dei membri umani e dove le forme di aggressione fisica nei confronti delle persone sono più gravi. Molti bambini sono testimoni di minacce e/o di atti crudeli nei confronti dei propri animali da parte di un genitore. In un'indagine svolta dal Telefono Rosa nel 1996, su 165 uomini tra i 18 e i 60 anni, alla domanda "Qual è il suo primo ricordo di abuso subito?" alcuni degli intervistati hanno risposto "Il padre che uccide un animale caro".

Alcuni bambini tendono ad imitare i comportamenti violenti dei familiari e a loro volta maltrattano individui più deboli di loro, come i fratelli più piccoli o gli animali. La percentuale dei bambini crudeli verso gli animali è molto più elevata tra quanti sono stati oggetto di abusi sessuali e/o di violenze fisiche e psicologiche rispetto ai bambini che non hanno avuto questo tipo di esperienze. Ci sono tuttavia casi di alcuni bambini che, pur vivendo in contesti violenti, riescono a sfuggire a un modello perverso di rapporti e, se hanno un animale in casa, lo amano e trovano spesso in lui una fonte insostituibile di conforto affettivo.

La crudeltà dei bambini e degli adolescenti nei riguardi degli animali è molto diffusa negli Stati Uniti. I risultati delle indagini svolte suggeriscono che tra i bambini e gli adolescenti uno su cinque compie atti di crudeltà verso gli animali e che circa il 50% dei bambini e degli adolescenti è coinvolto (o come testimone o come responsabile in prima persona) in violenze verso gli animali. La maggior parte degli autori di atti di crudeltà è stata anche testimone. Una delle possibili conseguenze di queste esperienze è la diminuzione dell'empatia nei confronti della sofferenza psicologica e fisica di un altro individuo, sia umano che animale. Lo sviluppo dell'empatia nel bambino, della capacità cioè di immedesimarsi negli altri dal punto di vista cognitivo ed affettivo, è considerato lo strumento fondamentale per prevenire e diminuire la violenza.

Per quanto riguarda la situazione italiana, non abbiamo ancora raccolto sistematicamente dati sufficienti sui vari aspetti del fenomeno. Ci ripromettiamo di svolgere questa indagine nel prossimo futuro. In questa prima fase di analisi teorica del problema abbiamo sempre potuto contare sul concreto appoggio della sen. Carla Rocchi, ex-sottosegretario del Ministero della Pubblica Istruzione, ora sottosegretario del Ministero della Sanità, e della dr. Virginia Volterra, direttore del nostro Istituto.

Possediamo tuttavia numerosi dati, raccolti in forma aneddotica, che rivelano la presenza del fenomeno anche in Italia. Informazioni che ho ottenuto attraverso colloqui con adolescenti e con insegnanti confermano che i ragazzi crudeli verso gli animali presentano in genere, in forme più o meno gravi, una serie di problemi psicologici, hanno rapporti difficili con la scuola e vivono in contesti familiari che non favoriscono un adeguato sviluppo della loro personalità. I casi riportati dalla cronaca sono ovviamente solo la punta di un iceberg. Nel gennaio 2000 in un istituto d'arte di Anzio (Roma) un piccolo cane yorkshire è stato gettato da una finestra del secondo piano da tre ragazzi.

Il cane, portato immediatamente dal veterinario da due studentesse (che sono state sospese per essersi allontanate dalla scuola ma che sono state encomiate dalla sen. Rocchi) è morto poco dopo. Nel marzo scorso a Cellatica (Brescia) un asino è stato cosparso di benzina e bruciato vivo da quattro ragazzi, di cui uno minorenne. A giugno scorso, a Guidonia (Roma) tre ragazzi di 15-16 anni hanno preso a calci un gattino di 4 mesi per giocarci a pallone, fino ad ammazzarlo. Nel 1997 a Palermo in un asilo abbandonato, costruito accanto ad una scuola elementare, in seguito alle denunce di una coraggiosa maestra, sono stati ritrovati resti di cani e gatti strangolati con un filo di ferro o trafitti con aghi e siringhe, teste di piccioni e di gufi infilzati su ramoscelli e sul pavimento scritte tracciate con il sangue degli animali. Gli occhi dei cani venivano essiccati, colorati e usati come biglie.

Con le teste e le zampe dei piccioni venivano fatti dei ciondoli. Nell'asilo sono stati trovati anche dei cani vivi, tra cui dei cuccioli. Gli autori di queste violenze erano ragazzi dai 10 ai 14 anni. A tutt'oggi nessuno di loro è stato identificato e nella zona continuano a verificarsi atti di crudeltà verso gli animali. Nel quartiere la disoccupazione è molto alta e lo spaccio e il consumo di droga molto diffusi. Qualcuno parla anche di lotte clandestine di cani e di abusi sessuali su minori.

Non è tuttavia da sottovalutare nemmeno la crudeltà cosiddetta "normale" dei bambini nei riguardi degli animali (come, ad esempio, la caccia alle lucertole), legata spesso a tradizioni culturali. Anche questi episodi, soprattutto se ripetuti, devono essere presi in seria considerazione come indicatori di un disagio del bambino.

Un'ipotesi che alcuni studiosi hanno formulato è quella secondo cui lo sviluppo nel bambino di un atteggiamento di empatia nei riguardi dell'animale possa generalizzarsi ed estendersi agli esseri umani. I primi risultati della ricerca psicologica sembrano confermare questa ipotesi. Ci sono molti bambini che amano profondamente gli animali. In una recente indagine svolta in Italia dalla Doxa e dalla casa editrice Piemme è risultato che il 79,2% dei bambini desidererebbe un animale domestico. Un rapporto positivo con l'animale aiuta il bambino a sviluppare più facilmente un atteggiamento di empatia nei confronti dell'altro, sia esso un animale, un altro bambino, un adulto, una persona di un altro sesso, di un'altra classe sociale o di un'altra cultura. Purtroppo questo atteggiamento positivo di molti bambini nei riguardi degli animali è spesso, per diversi motivi, tenuto in scarsa considerazione dagli adulti. Gli adulti sono quindi talvolta responsabili di una più o meno profonda atrofizzazione delle capacità empatiche dei bambini nei confronti degli animali e, presumibilmente, anche degli esseri umani.

Negli Stati Uniti si stanno realizzando progetti di rieducazione per bambini e adolescenti che hanno compiuto atti violenti nei riguardi degli animali. Questi ragazzi, che molto spesso hanno alle spalle storie di violenze subite, vengono addestrati a prendersi cura di animali che sono in attesa di essere adottati o di animali da fattoria maltrattati o abbandonati. Prevediamo, se il progetto sarà fattibile, di realizzare in futuro interventi simili in Italia con animali tenuti nei canili e di verificarne la validità per un effettivo recupero delle capacità empatiche nei bambini e negli adolescenti.

Devo, infine, precisare che la violenza nei riguardi degli animali deve essere considerata un problema grave nella nostra società di per sé e non soltanto perché è un fenomeno associato alla violenza nei riguardi delle persone. Così pure lo sviluppo dell'empatia nei confronti degli animali deve essere considerato un fatto positivo di per sé e non soltanto perché è presumibilmente associato allo sviluppo dell'empatia nei confronti degli esseri umani. Esseri umani e animali, e mi riferisco soprattutto agli animali superiori, condividono capacità cognitive ed affettive e, quindi, capacità di sofferenza. È sempre più urgente che nella nostra società ci si renda conto che è necessario eliminare tante terribili e inutili sofferenze sia degli esseri umani sia degli animali.
SUMMARY
In these years in the Institute of Psychology of the National Research Council of Rome a research project on education against violence, coordinated by Prof. Francesco Robustelli, has been carried out. One of our main research lines is childhood cruelty towards animals as a potential indicator of disturbed family relationships and concurrent and/or later antisocial and aggressive behaviour. This issue is analyzed within a theoretical framework which presupposes a comprehensive concept of violence. In the USA among children and adolescents both witnessing and perpetrating animal abuse are relatively common. One of our goals is to collect data as regards the incidence of the phenomenon and its relation to antisocial behaviour in Italy as well as to design and evaluate intervention programs. The significance of the development of children's empathy towards animals is underlined, as an instrument to prevent and reduce violence against both animals and humans.